DUBAI

Non si può raccontare, bisogna vivere le emozioni racchiuse nei 192 padiglioni, scenografici all’esterno ma non sempre facilmente decifrabili all’interno, di Expo Dubai 2020, prima Esposizione universale a svolgersi in un paese arabo. Slittato di un anno a causa della pandemia Covid-19, l’esposizione cade nel 50º anniversario dalla fondazione degli Emirati Arabi Uniti, il Golden Jubilee dello Stato.

L’atmosfera è frizzante e dinamica soprattutto verso il tramonto quando i locali affollano i viali interni, i padiglioni sono molto scenografici, tecnologici ed immersivi anche se senza una guida (altamente consigliata) è spesso difficile coglierne a fondo il significato, che ruota attorno al tema «Connecting Minds, Creating the Future» (Connettere le Menti, Creare il futuro). In un’area espositiva che si estende per 4.38 km quadrati, equivalente a 600 campi da calcio, sotto il sole invidiabile di Dubai, s’intrecciano, in un gioco armonico e cromatico, architetture sostenibili, tecnologia e intelligenza artificiale, in un affascinante incontro tra culture confermando una grande propulsione verso l’inclusività, il futuro e l’innovazione. Il centro del sito è la piazza Al Wasl, denominata con l’antico nome di Dubai, il cui significato è “la connessione”, da cui si dipanano, come tre grandi petali, le tre aree tematiche della manifestazione: Opportunità, Sostenibilità e Mobilità. Tra i petali si scoprono le più importanti strutture dell’esposizione: il Padiglione di Benvenuto, il Padiglione dell’Innovazione e il Padiglione UAE. Mentre all’esterno dei petali si trovano i padiglioni nazionali.

Appena entrati, non si può non notare che il futuro qui è già arrivato: tutti i viali attorno alle aree tematiche e la stessa piazza centrale sono sovrastati di tende ricoperte da materiale fotovoltaico che genererà il 50% dell’energia richiesta dall’intero sito espositivo. Il «Times» ha scritto che il padiglione italiano, focalizzato sull’economia circolare, è uno dei dieci buoni motivi per visitare l’Expo di Dubai. L’attesa è elevata e spesso, quando è troppo alta, si finisce per restare non del tutto appagati. L’architettura del padiglione è ideata da Carlo Ratti e Italo Rota, con il concept «la bellezza che unisce le persone», e si basa sul mix italiano di creatività e innovazione. La struttura del padiglione rappresenta nel tetto la riproduzione di tre scafi tricolore realizzati tramite il recupero di 2 milioni di bottiglie e avvolto da 70 chilometri di corde da barca, dislocato su 3.500 metri quadrati in cui sono presenti i prodotti e le idee di oltre 50 aziende italiane in partnership con 70 istituzioni partner, 15 Regioni e 30 università.

La scena è tutta per la riproduzione in 3D del David di Michelangelo realizzata dalla società veneta 3D Venice. Dell’eroe biblico simbolo del Rinascimento, si vede solo la testa che sbuca da un buco nel pavimento al piano superiore del padiglione, all’interno di una sala circolare tappezzata di mosaici che richiamano l’arte bizantina di Galla Placidia. Il corpo scende in basso, all’interno di un buco ottagonale: dall’alto non ci si può sporgere per vedere il resto del corpo, non visibile agli spettatori normali. Il Padiglione Italia è l’unico che non necessita di aria condizionata: la struttura è studiata per ottimizzare il ricircolo dell’aria, mentre l’uso dell’antica tradizione del muro a secco permette di mantenere la temperatura fresca all’interno dei cluster. L’interno è un grande spazio aperto, un po’ spoglio a dire il vero, decorato da ampie vasche d’acqua e giardini verticali con percorsi espositivi all’interno e anche aree attrezzate per ospitare incontri e conferenze.

Il padiglione che ha trasmesso più emozioni è quello di “casa”, immersivo ed essenziale, disegnato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava per gli Emirati Arabi Uniti con la forma che riprende quella del falco, l’animale nazionale. La tecnologia è alla base di tutto: le 28 ali in fibra di carbonio del padiglione possono aprirsi, in tre minuti totali, rivelando pannelli solari al di sotto. All’interno del padiglione si trova una sfera che ospita un auditorium da 200 posti circondata a sua volta da un sistema di pedane e camminamenti dedicati a esibizioni e a eventi. La novità assoluta dell’Expo Dubai 2020 è il padiglione di Israele, ubicato nel distretto dell’Opportunità che si presenta con la forma di una “tenda aperta”, interamente trasparente e capace di creare l’illusione ottica di “assenza di pareti” a simboleggiare nel migliore dei modi una società ospitale. Il più green è il padiglione di Singapore, concepito come un giardino tridimensionale e realizzato dallo studio di architettura WOHA, provvisto di pannelli solari che lo rendono autonomo dalla rete elettrica e che alimentano anche l’impianto di desalinizzazione che produce l’acqua per irrigare tutto il verde.

Particolarmente evocativo il padiglione del Marocco, realizzato interamente in terra cruda, elemento naturale con cui vengono realizzate le costruzioni tradizionali, che contribuisce al condizionamento dell’edificio e abbellito, nella facciata, da un albero di argan, dalle riconosciute proprietà cosmetiche e nutrizionali. Avviandosi verso l’uscita, la voglia di vivere e la spensieratezza esplodono prepotenti nel padiglione del Brasile, dove si balla senza sosta attorno al “water blade”, una lama d’acqua calpestabile dove immergere i piedi o rilassarsi negli sdraio sulla sabbia in un’isola di sabbia. Ispirato dal Rio Negro, il più grande affluente di sinistra del Rio delle Amazzoni, il pavimento del padiglione ricorda le palafitte comuni nelle aree lungo il fiume della regione settentrionale del Brasile. La struttura accattivante fornirà ombra durante il giorno e sembrerà un cubo galleggiante luminoso durante la notte. (fonte advtraining.it)

 

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